Caro Enrico,
ci complimentiamo con lei per la sua brillantezza all'esordio nel
palcoscenico internazionale. Finalmente l'immagine dell'Italia può
giovarsi di un leader giovane, colto, spigliato e dinamico. Diremmo
quasi incontenibile e prorompente.
In TV però non appare la vera realtà dei giovani italiani, più o meno
suoi coetanei, quelli che hanno cercato di farsi strada senza aiuti e
privi di parentele illustri.
Nella sua maggioranza, anomala, lo riconosciamo, almeno sulla carta
tutti eravate d'accordo nel ridurre le tasse sul lavoro, anche col
sostegno dei maggiori sindacati.Poi però qualcosa si è inceppato.Siamo
nelle sabbie mobili. Evidentemente di quelle tasse qualcuno non vuole,
non può farne a meno.Forse perchè per ridurre le entrate occorre ridurre
le spese e queste corrispondono a pezzi di Pubblica Amministrazione che
non servono a nulla se non a ingrassare amici della politica?
Non sappiamo quanto durerà il suo Governo, però una cosa gliela
chiediamo: se il suo tentativo andrà male, alla fine dica una parola di
verità. Riveli, faccia nome e cognome di chi non vuole mollare i suoi
privilegi, lo denunci pubblicamente. Altrimenti avranno ragione coloro
che sostengono che in realtà la sua immagine non corrisponde alla
sostanza.E che quindi anche lei, come i suoi predecessori, ha
tranquillamente tradito una generazione.
ALASU-AGL E' COMPARTO DI AGL (AGL , Alleanza Generale del Lavoro (confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it )
martedì 6 agosto 2013
martedì 7 maggio 2013
SAVIONI (AGL) : I LAVORATORI E L'ATTUALE FASE POLITICA
(nella foto: IVANO SAVIONI della Segreteria Generale dell'AGL)
L'AGL è d'accordo in parte con quanto affermato dal Presidente di Confindustria Squinzi. Detassare il lavoro è sacrosanto ma anche l'IMU, quanto meno per tutte le prime case, indipendentemente dal reddito del proprietario, dovrebbe essere tolta e restituita. Speriamo quindi che questo Governo messo assieme in maniera un po' strana faccia qualcosa di davvero concreto e nella maniera più veloce possibile, senza perdersi in lunghi ed inutili dibattiti che rischiano di partorire, come al solito, un nulla di fatto, superando una volta tanto, la burocrazia che anch'essa ingessa (e ha ingessato) questo Paese. Non sarà facile perchè la Burocrazia rappresenta il Quarto Potere in Italia. La gente è stufa di chiacchiere. In modo particolare i ceti meno abbienti che ormai (e purtroppo è quasi la norma) fanno sempre più fatica a mettere assieme il pranzo con la cena. Spero che anche tutti gli altri sindacati facciano la loro parte ponendosi questa volta in modo collaborativo anziché alzare il solito muro che spesso danneggia principalmente i lavoratori appartenenti alle categorie più deboli. I Sindacati che in modo prevalente si occupano dei lavoratori statali dovrebbero smetterla di difendere ad oltranza anche quei lavoratori, loro iscritti che, parliamoci chiaro, sono dei lavativi (vedi quanto accaduto non troppo tempo fa al Comune di Reggio Calabria , dove alcuni lavoratori timbravano il cartellino per sé e anche per altri, andandosene subito dopo a farsi la spesa o a sbrigare faccende loro personali. Queste persone sono state individuate e denunciate ma spero che vengano severamente punite e i sindacalisti che li difendono dovrebbero solo vergognarsi. Tutto poi per mantenere qualche loro povera posizione di potere. Noi , naturalmente, siamo dalla parte dei lavoratori ma non certamente da parte dei lavativi. Tanto per intenderci, non siamo come la CGIL. Dando uno sguardo alla situazione politica appare poi che nonostante tanto agitarsi, alla fine è sempre Berlusconi colui che suona la musica che tutti ballano. Tutti lo hanno deriso e dato per finito ma sono bastate cinque sue comparsate in TV per spostare voti a favore del centro destra. La personalità dell'uomo di Arcore evidentemente non ce l'ha nessun altro politico!
IVANO SAVIONI
(membro Segreteria Confederale AGL)
sabato 23 marzo 2013
TURISMO, SERVIZI, APPRENDISTATO: ULTIMA OCCASIONE
Dai dati di ISTAT e Confcommercio resi
pubblici nei giorni scorsi, anche se ad occhio si percepiva che da
quattro anni, ogni giorno, 615 cittadini italiani diventano “poveri”,
emergono, per chi abbia veramente intenzione di risollevare il nostro
Paese, due precise cose da fare, nell'economia e nel mondo del
lavoro.
La prima: prendere atto che l'avanzo
positivo tra esportazioni e importazioni si registra per merito di
due precisi settori: il turismo e i servizi. E questi sono quelli su
cui puntare, sacrificandone altri ormai in decadenza. Già in
precedenti interventi l'AGL , trattando di crisi come quelle
dell'ILVA, dell'ALCOA e del Carbosulcis o del drammatico ritardo del
nostro Meridione, aveva assunto una chiara posizione: è ora di fare
delle scelte guardando in faccia alla realtà. Così, prima di noi,
hanno fatto e stanno facendo altre economie nostre concorrenti, è
ora che ci si dia una mossa. E là dove la politica, per la fase di
stallo che si sta verificando, non ne fosse capace, occorre che la
responsabilità venga assunta dalle forze sociali, dei lavoratori e
imprenditoriali. Gli ammortizzatori sociali sono una necessaria
temporanea medicina ma nulla comportano in termini di correzione di
rotta sulla via dello sviluppo. Quindi ripetiamo quanto detto,
facendo l'esempio dell'ILVA (ma stesso criterio potrebbe essere
adottato in altri casi analoghi, presenti e, sicuramente, futuri).
L'industria dell'acciaio e del carbone in Italia non ha futuro.
Riconvertiamo e dirottiamo sul turismo le forze occupazionali
presenti. Investiamo le poche risorse rimaste nei nostri tesori
naturali e artistici, facciamo dell'Italia la Florida d'Europa. E (il
tema ha avuto successo elettoralmente per chi l'ha proposto) aboliamo
i tagli all'istruzione, alla formazione e alla cultura, impiegando le
risorse non nel mantenimento di burocrazia, parassitismo e posti
clientelari ma in digitalizzazione . Solo investendo in formazione
potremo raccogliere, a breve e medio termine, risultati nella
competizione nei servizi di alta qualità. E vincere la sfida del
futuro: l'export di prodotti ad alto valore aggiunto verso i Paesi
“Brics” e “Next Eleven” .Occorre poi (è la seconda cosa da
fare subito) riorganizzare da zero l'apprendistato in Italia, sul
modello tedesco. In estrema sintesi occorre compiere una operazione
di chiarezza e lealtà. L'apprendistato in Italia non funziona poiché
dalle imprese è visto come una operazione di puro e semplice
risparmio di imposte e contributi e di ricattabilità della forza
lavoro. Dai sindacati è tollerato in quanto consente di mantenere
per altro tempo il gregge di lavoro subordinato da mungere per
perpetuare l'esistenza stessa dei grossi sindacati. Come accade
sovente nel nostro Paese, è la versione “all'italiana” di cose
che all'estero funzionano a fallire, togliendo a tutti la speranza
che qualcosa possa cambiare. Siamo ancora in attesa che chi ha
ricevuto maggiori consensi alle elezioni dimostri di volere e sapere
fare il lavoro per cui è stato “assunto” , guadagnandosi il
cospicuo stipendio. Se continueremo così, il problema si risolverà
da solo perchè tra poco non esisterà più neanche l'Italia.
domenica 17 marzo 2013
AUGURIAMO BUON LAVORO AI NUOVI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO. SI IMPEGNINO A FAR APPROVARE CON URGENZA L'AMNISTIA E UNA SANATORIA DI TUTTI GLI STRANIERI IRREGOLARI CON LA CHIUSURA DEI CIE
Finalmente le due Camere neoelette
hanno compiuto il loro primo atto. L'elezione dei rispettivi
presidenti, due personalità di indiscutibile prestigio: Laura
Boldrini (ex Alto Commissario dell'ONU per i rifugiati) e Piero
Grasso (ex Procuratore nazionale anti mafia). Ci sono piaciuti i loro
discorsi di insediamento nei quali è trasparita l'emozione per avere
da oggi la possibilità di portare a un più alto livello
istituzionale di impegno gli ideali per cui si sono battuti per una
vita. Non è un caso se su queste due personalità si sia formata
(per alcuni a sorpresa) una maggioranza (lasciamo perdere, come si è
insinuato a posteriori,se ciò sia avvenuto con l'ausilio o meno di
qualche franco tiratore, sono particolari se poi tutto è avvenuto a
fin di bene).A parole ci hanno fatto capire come sia per loro venuto
il momento della “buona” politica e hanno fatto esplicito
riferimento al dramma dell'immigrazione clandestina e a quello
dell'insostenibile situazione delle carceri. Hanno, come si dice,
predicato bene. Sono stati il polo attrattivo di una precisa
maggioranza, con un netto orientamento. Bene, esistono alcune
questioni, di emergenza ma anche di coscienza, che, come si suol
dire, è opportuno che siano risolte non tanto da un governo di parte
ma da un'”ampia maggioranza parlamentare”, meglio se
trasversale.Ecco: l'amnistia e la sanatoria (con annessa chiusura dei
CIE) sono due esempi. Chiediamo, come AGL, che il nuovo Parlamento
dimostri subito di essere capace di fare presto e bene ciò che i
precedenti non hanno realizzato.
domenica 10 marzo 2013
RIFORMA DEL LAVORO POST ELEZIONI (ARTICOLO SCONSIGLIATO PER I SOGGETTI IMPRESSIONABILI)
Come noto, non è emerso un vero
vincitore dalle elezioni italiane. Là dove, su specifici temi, tra
uno schieramento e l'altro ,vi erano sensibili differenze, ciò
dovrebbe essere di conforto per chi temeva, trattandosi di rimedi
tutti peggiori del male, che un punto di vista avesse prevalso
sull'altro. Un esempio è quello delle politiche del lavoro. Chi
avreste buttato giù dalla torre tra i Ministri del Lavoro in
pectore, ognuno di un diverso schieramento? Ossia tra
Sacconi/Cazzola, Ichino/Fornero, Dell'Aringa/Damiano/Vendola, x/y
(grillini)? Poiché siamo contro le soluzioni violente avremmo
preferito buttarci noi, per non spargere sangue altrui. Ma il bello è
ora che per arrivare a un compromesso è possibile che un dato
schieramento, pur di non perdere il governo, sia disposto ad adottare
le tesi lavoristiche dell'altro schieramento. Facile, se si pensa che
si tratta di soluzioni inadeguate, irrealizzabili o fallimentari.
Diciamo che anni di esperienza , anche recente, ci hanno sicuramente
indicato cosa non fare. E' implicito che la verità sia in
comportamenti differenti. Quali?Adesso non chiedeteci troppo. Anche
perchè nelle politiche del lavoro si potrà fare qualcosa di valido
a condizione che già si siano fatte altre cose, apparentemente
distanti dall'ambito di competenza del Ministero di Via Flavia. Primo
criterio: mandiamo in vacanza (una volta si parlava di anno
sabbatico) tutti i giuslavoristi italiani (che non hanno scuse perchè
o hanno fatto i ministri o ne erano i bracci destri). Facciamo a meno
di loro in quanto i risultati raggiunti dalle riforme tentate dagli
anni novanta ad oggi ci hanno dimostrato che questi scienziati ancora
hanno tanto da studiare (soprattutto la realtà del mondo del lavoro)
e in queste condizioni fanno solo danni. Se gli ingegneri si
dimostrano incapaci forse sarà il momento di dare un po' di spazio
ai geometri: non si sa mai che riescano ad indovinarci. Poi: evitiamo
di creare nuovi equilibri, tra una forma e l'altra di lavoro,
operando sulla dialettica più costi/meno costi, svantaggi/vantaggi.
E' il mercato del lavoro (di solito più veloce di chiunque altro) a
stabilire, a posteriori la validità dell'una o dell'altra soluzione.
In genere quella che vince è la soluzione più semplice, meno
burocratica e meno foriera di tasse variamente travestite. Ecco,
questo crediamo potrà essere il vero merito storico della riforma
Fornero: costituire in un certo senso la Bibbia di tutto quello che
non va fatto sul lavoro, un gigantesco ed insuperabile esempio in
negativo che in quanto tale è perfetto come un opera d'arte e sarà
studiato dai posteri. Chiedere ai consulenti del lavoro per averne
conferma. Altra cosa da non fare: attribuire valore al lavoro stabile
e disvalore al lavoro non stabile. Abbiamo già detto più volte che
vanno considerate con il massimo rispetto le esigenze di chi ha o ha
avuto il posto fisso e si aspetta di mantenerlo fino ad una pensione
che sia più dignitosa di adesso così come di coloro che sono in
debito con la società (pensiamo ai precari della scuola) per aver
fatto parte, loro malgrado, di una umanità sfortunata in cui sono
stati illusi da un miraggio, quello appunto, del posto fisso. Queste
fasce di popolazione non vanno punite ma accompagnate verso un
miglioramento, graduale , della loro condizione. Sarà difficile
(sappiamo quale peso abbia il debito pubblico) ma va fatto
innanzitutto per un principio di dignità. Ma arriverà il momento (e
su questo dobbiamo deciderci a voltare pagina) che nella società
italiana non esistano più i termini “posto fisso” e “lavoro
precario” così come oggi intesi. Quella è la direzione verso cui
andare, certo, gradualmente. Un lavoratore quindi che abbia sempre
una fonte di reddito anche nei periodi di passaggio, la possibilità
di cambiare serenamente il lavoro più volte nella sua vita, di fare
carriera, di formarsi, di migliorare. Sia nel pubblico che nel
privato. E questo, in un prossimo futuro dovrà valere per tutti.
Perchè l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sul posto
di lavoro. Parimenti non dovrà esistere più di fatto il concetto di
precario sinonimo di ricattato, malpagato e sfruttato e senza
prospettive di serena esistenza. Su questa, che è innanzitutto una
battaglia culturale, constatiamo che nessuno è impegnato seriamente.
Male, poiché significa che si stanno difendendo rendite di posizione
o si sta sfruttando la disperazione delle fasce più marginali del
mondo del lavoro. Di solito per guadagnarci sopra . E, soprattutto
ora, per fini elettorali. Analoga apertura mentale è ora sia
adottata sulla questione pensioni. Qui notiamo passi in avanti
rispetto alle appena ricordate contraddizioni relative ai lavoratori
attivi. Si è giustamente seguita l'indicazione di rapportare l'età
pensionabile alla aspettativa di vita. Ancora non si è fatto nulla
(anzi si è registrato un peggioramento) nel comprendere che
l'attuale meccanismo non va più bene (e sarà sempre peggio) per
poter assicurare un livello di vita sufficiente ad ogni singolo
pensionato. Anche qui paghiamo l'eccessivo credito dato in questi
decenni agli scienziati pazzi. Ma prima o poi la situazione esploderà
e come accade occorrerà mettersi a correre per evitare di
sprofondare nella voragine e per fare in pochi secondi quel che ci si
è rifiutati di fare per anni. Non è questa la sede per trattare col
giusto approfondimento temi così delicati ma , intuitivamente, chi
volesse mettersi seriamente a studiare per sciogliere questo nodo non
potrebbe prescindere dall'affrontare alcuni tabù che prima o poi
verranno infranti. Il primo è quello dei cosiddetti diritti
acquisiti. E' la giustificazione oggi più forte alle peggiori
schifezze tuttora presenti nella giungla pensionistica. E, temiamo,
sia una giustificazione strumentale, interessata e non più
tollerabile. Così come avviene per esigenze di ordine pubblico, è
bene si cominci a pensare a leggi eccezionali anche per abbattere
privilegi pensionistici non più sopportabili per la gran massa della
popolazione. Dobbiamo deciderci cioè se questo paese lo vogliamo
salvare o no. Poi, collegato a quanto appena detto e alla vicenda
esodati , forse è arrivato il momento di pensare di trovare dei
rimedi per cui anche chi ha maturato il diritto alla pensione possa
se lo vuole e non rimettendoci tornare nel mondo del lavoro regolare
(e non solo di quello nero come oggi accade). Ripetiamo, possono
apparire affermazioni scandalose e dissacratorie, ma sarà ciò di
cui si parlerà quando si accorgeranno che non ci sono più soldi per
venire incontro a tutti gli esodati. Non date retta a chi vende
analisi interessatamente confuse: non esiste concorrenza tra vecchi e
giovani, non esiste mancanza di lavoro indotta dalla crisi . La
realtà vera è che la concorrenza c'è tra chi ha voglia di lavorare
e mettersi in gioco e chi ha un atteggiamento passivo. E che la crisi
di lavoro è la crisi di creazione di posti fissi. Chi conosce la
realtà sa che è così e il rifiuto dei partiti e dei sindacati di
accettare questa verità deriva dal fatto che questo meccanismo, se
liberato, provocherebbe l'inutilità della macchina burocratica, dei
posti assegnati in maniera clientelare, dell'assistenzialismo e del
parassitismo (politico e sindacale). Altro tabù da abbattere sarà
quello delle retribuzioni. L'art. 36 della costituzione è inadeguato
e irrealistico. Così come l'apparato dei CCNL. Occorre, siamo in
emergenza, che venga posto un tetto alle retribuzioni massime e
vengano innalzate quelle minime ossia i salari e gli stipendi dei
lavoratori e le pensioni degli anziani. E che venga assicurato un
reddito minimo a chi momentaneamente non lavora. Dove si trovano i
soldi? Basterà fare un gigantesco sondaggio in rete a costo zero
perchè i riflettori si accendano su situazioni di privilegio e
spreco di cui giornali e TV spesso non parlano. Basta volerlo. Da
ultimo , un consiglio: non fidatevi di economisti e giuslavoristi
falliti, personaggi tragicomici che o portano sfiga o fanno la figura
patetica di meteorologi che non azzeccano mai il tempo che farà.
Noterete che in questi giorni scrivono a iosa bocciando alcune
proposte innovative che finalmente hanno avuto una consacrazione
elettorale. I poverini non hanno capito che l'adozione del “ceteris
paribus” nel calcolare gli effetti di ipotizzate novità è
inadeguata all'esigenza di porre mano a situazioni nelle quali
diversi fattori devono cambiare contemporaneamente. Questi signori
non sono altro che i catastrofisti del giorno dopo, quelli chiamati a
rimediare al fallimento dei menagrami e delle cassandre del giorno
prima che non sono stati sufficientemente bravi nel mantenere la dote
di consenso elettorale ai partiti che gli assicurano lo stipendio.
domenica 3 marzo 2013
DISCIPLINARE LA PROSTITUZIONE FEMMINILE E MASCHILE: UNA SCELTA DI CIVILTA'
E' un po' deprimente il fatto che in
Italia si riesca a parlare seriamente di certe cose o quando si sta
per soffocare di debito pubblico o quando si è nel pieno di un caos
politico senza precedenti. E sembra che lo si faccia apposta, in un
momento in cui la massima autorità morale e religiosa presente nel
nostro Paese è a sua volta in altre faccende affaccendata: la scelta
del successore del Papa. Come tuttavia sostengono gli studiosi più
moderni e dinamici, è proprio nelle crisi e nelle fasi di passaggio
che spesso avvengono le scelte epocali. In sintesi: se non ora,
quando?
Veniamo da mesi di adorazione politica
del modello tedesco e fa bene chi ne trae spunto per ricordarci anche
le cose più scomode. Ossia, per esempio, che la prostituzione è
disciplinata, dalla legge tedesca, sin dal 2002 e la novità sembra
andare benone. Perchè, detto senza malizia, trattasi di un settore
che tira e tutt'altro che in crisi. In Germania, da allora, chi
esercita la prostituzione può scegliere (loro si e noi no?) se farlo
con un contratto di lavoro subordinato o in maniera autonoma. E c'è
l'obbligo per tutti di pagare le imposte sul reddito e di applicare
l'IVA a tali servizi. Tutto ciò procura un gran beneficio al gettito
fiscale nazionale.
In Italia il deficit pubblico è una
bestia con cui tutti i partiti dovranno fare i conti. E' un'emergenza
e bisogna inventarsi qualcosa di nuovo e di socialmente sostenibile.
Ripetiamo: è fuorviante e autolesionista parlare della “riapertura
delle case chiuse” . Non di questo si tratterebbe e quindi
senz'altro la cura della dignità e della libertà di donne e uomini
sarebbe al primo posto nell'attenzione del legislatore che si
occupasse di questo tema. Tra l'altro la motivazione di tale
iniziativa non sarebbe solo o tanto l'eliminazione della
prostituzione delle strade. L'esigenza cioè non sarebbe quella di
nascondere chissà dove un ipotetica vergogna. Sulle strade
avvengono, sotto gli occhi di tutti, cose molto più scandalose che
l'esibizione di uomini e donne vestiti in maniera succinta e
provocatoria. E, per di più, magari la prostituzione fosse solo
limitata alle strade. In realtà la stessa (sia nella versione fisica
che in quella intellettuale) è presente in maniera preoccupante in
politica, nel giornalismo, nella cultura , nelle aziende, in nome dei
soldi e della carriera. Siamo quindi ben lontani da una società
fondata su solidi principi morali. Quel che è certo è che togliere
dalla clandestinità la prostituzione implicherebbe un colpo
durissimo agli interessi della criminalità organizzata e i più
maliziosi sostengono che proprio questo è il motivo per cui la
politica non se ne vuole occupare Inoltre sarebbe un adeguamento vero
a quanto si fa da anni nel nord Europa. E perchè no, si offrirebbe
la possibilità, sulla base di una libera scelta, di creare, anche
per gli italiani (e senza limiti di età, di sesso o estetici, data
la multiformità della domanda di servizi in questo campo) centinaia
di migliaia di posti di lavoro regolari (e a tempo indeterminato) .
Sarebbe poi uno stimolo al rafforzamento di un indotto, già
esistente e, ci dicono, prospero, in campo commerciale, dei pubblici
esercizi e della attività manifatturiera (è noto che molta
oggettistica, in questo campo, è di importazione) con positivo
effetto per la bilancia commerciale. Dato il dimostrato beneficio
che tale attività (come ci viene ricordato da anni dai mass media)
induce nel “cliente” dal punto di vista fisico e psichico, perchè
non ipotizzare che possano essere scaricabili queste spese sul 730 al
pari di quelle mediche?Vogliamo poi parlare della prevenzione delle
malattie sessuali e dell'Aids , attraverso l'uso professionale dei
mezzi di protezione e la possibilità che tramite la contribuzione
previdenziale, sia possibile assicurare pensioni di vecchiaia a chi
svolge tali attività? E un lavoro regolare a tanti stranieri oggi
clandestini e in balia della criminalità?Ovviamente dovranno
rimanere, anzi essere rese più severe, tutte le norme che colpiscono
lo sfruttamento, relativo a quei casi in cui la scelta di esercitare
tale professione non sia libera. E favorire l'imprenditorialità da
parte di chi, dopo anni nel settore, ha acquisito le capacità di
organizzare tali servizi e creare quindi tanti nuovi posti di lavoro,
per gli italiani, in particolare, compreso l'indotto.
Legalizzare tutto ciò significherebbe
offrire pari opportunità non solo alle donne ma anche agli uomini e
a tutti coloro che pratichino scelte sessuali diverse e variegate,
tutte degne del massimo rispetto. Coraggio Italia. Mica vorremo
rimanere indietro anche su questo?
domenica 24 febbraio 2013
ROTTAMAZIONE ANCHE NEI SINDACATI?
E' apprezzabile che anche in una fase
così critica per il mantenimento del buon senso, come può essere
quella degli ultimi giorni di campagna elettorale, si sia
impertubabilmente riusciti a continuare il dibattito sulla riforma
del mercato del lavoro. Tutti hanno la loro ipotetica soluzione a
valere per il periodo che, a loro dire, ci separa dalla fine della
crisi e dalla ripresa, alla faccia di chi pensava finalmente arrivata
la fine del capitalismo. Quando si dice avere la capacità di
guardare nel medio-lungo... E' lecito però porsi un dilemma,
affrontato, per altri versi, di recente, nel dibattito pre elettorale
interno ai due maggiori schieramenti politici: quello della necessità
di una rottamazione della vecchia classe politica, non solo di
governo ma anche interna ai partiti. Ci si domandava: ma come possono
essere credibili le proposte di chi da decenni ha avuto la
possibilità di tradurle in realtà e non l'ha fatto?
Stesso tipo di interrogativo verrebbe
da porsi con riferimento agli attuali leader sindacali datoriali e
dei lavoratori. Ossia: ma questa gente finora cosa ha fatto? Imprese
e lavoratori fanno bene ad affidarsi a loro? Si potrebbe rispondere
che alcuni di loro sono di recente nomina. Forse sì ma, guardando le
loro carriere, sono stati sempre in seconda fila , subito alle spalle
dei rispettivi leader del passato e, comunque, è risaputo che a
livello sindacale le responsabilità sono più condivise poiché le
carriere durano più a lungo, a differenza degli staff dei segretari
politici che ne seguono la sorte, spesso, in relazione agli
insuccessi elettorali.
Comune a entrambi i mondi, politico e
sindacale, è la mistificazione nella lettura delle fonti. Come
prevedevamo pochi giorni fa, le raccomandazioni dell'OCSE sono state
lette all'italiana: ognuno un po' come gli pare. La povera Fornero,
in particolare, non avrà pace per anni: infatti il suo nome verrà
associato all'omonima riforma di cui sicura è la madre (la
professoressa Elsa, appunto) ma di cui tutti disconoscono di essere
il padre. Speriamo che i verbali delle votazioni della riforma non
facciano la fine dei tracciati radar di Ustica...Partendo da tale
lettura tutti i protagonisti del dibattito hanno ritenuto di dire la
loro. Le posizioni più preoccupanti sono di coloro che non
partecipando alle elezioni ritroveremo anche dopo. Il segretario
della CISL per esempio. Anche lui dice qualcosa che coincide con le
nostre posizioni: basta leggi sul lavoro, le riforme per dare un
impiego a chi non ce l'ha le concordino le parti sociali e se
necessaria una legge sia essa solo recepimento di accordi presi. E'
vero, siamo d'accordo sul principio. E' dagli anni settanta che si
dice che le riforme dovrebbero essere progettate ascoltando gli
interessati, con un ampio consenso e non imposte dall'alto da chi non
sa nulla della realtà in cui va a mettere le mani. Ed è altrettanto
vero che anche noi siamo per un sindacato vecchia maniera che ottenga
nuovi equilibri economico-sociali e normativi attraverso gli accordi
ma, se necessario (al contrario della CISL) anche con le lotte e gli
scontri sociali (non violenti, per carità) Però... il secondo
sindacato italiano non dice “basta leggi” ma “basta NUOVE
leggi”. Ossia, e non è una sottigliezza da poco, per la CISL la
Legge Biagi e la Legge Fornero non vanno toccate. Come già eravamo
abituati nel pubblico impiego, la CISL mostra di condividere non un
modello di libera ma di falsa contrattazione. Irregimentata in leggi
mal concepite, condizionata da erogazione di risorse in cui è lo
Stato ad aprire e chiudere il rubinetto (e qui è meglio per tutti
essere conservatori poiché quelle poche volte che il rubinetto è
stato affidato ai sindacati sono spariti il rubinetto, il tubo, il
lavandino e la cisterna...). In poche parole: subordinata e complice
del governo di turno.Vuol dire quindi che si condivide ad esempio
“quel” l'articolo 18, quella riforma delle pensioni, quella
moltiplicazione dei tipi contrattuali, quella selvaggia negazione dei
diritti democratici dei lavoratori, quella visione strumentale (tra
l'altro malriuscita) del rito processuale, per cui se il lavoratore
deve essere licenziato la giustizia è più veloce di quando lo
stesso deve rivendicare differenze retributive, demansionamento o
lavoro in nero.E' netta poi la sensazione che tutti questi personaggi
parlino in maniera ingannevole del rapporto di lavoro a tempo
indeterminato. Come se volessero nasconderci la scomoda verità che
anch'essi conoscono: che il lavoro a tempo indeterminato morirà con
l'ultimo degli attuali statali che andrà in pensione. Lo ripetiamo,
anche per svegliare tanti lavoratori dal mondo dei sogni: cerchiamo
di lottare per un lavoro dignitoso e ben retribuito, non guardiamo a
un modello che di fatto (indipendentemente che noi lo si dica o no) è
destinato a sparire con gli ultimi uffici pubblici vecchio tipo e con
le ultime fabbriche di una volta. Occorre che il lavoratore abbia
occasioni continue, possibilità di fare carriera e che sia sicuro
di avere un reddito anche nelle fasi di sospensione dell'occupazione.
Occorre aumentare gli stipendi, garantire i diritti sul lavoro,
garantire a tutti (fino a quando non torneremo a essere un paese
civile sul lavoro e nelle relazioni sindacali) lo stesso articolo 18
vecchio tipo e l'agibilità sindacale a tutte le sigle. E poi spirito
pratico: se la somministrazione, nonostante quanto apparisse
all'inizio, si è rivelata un accettabile strumento per far lavorare
più persone possibili nella legalità e nel rispetto dei contratti,
ben venga un incoraggiamento della stessa. Se l'apprendistato(di tipo
nuovo) non cammina alla velocità voluta è perchè probabilmente il
progetto era irrealistico, ad esempio lontano dal modello tedesco,
che invece funziona .Inutile quindi sbandierarne una efficacia
indimostrata e peggio ancora continuare a illudere, con false
promesse di stabilizzazione (chi paga? Né lo Stato né le aziende
sembrano disponibili, quindi non prendeteci in giro) chi come cocopro
e partite iva è tra le maggiori vittime della legge Biagi e
soprattutto, degli errori (nel modulare gli incentivi) della Legge
Fornero.I politici che si occuperanno di questo argomento, dopo le
elezioni, agiscano in maniera semplice e sensata: ascoltino le
imprese (non solo Confindustria) , i sindacati (non solo Triplice e
UGL) e i consulenti del lavoro così come le agenzie e gli altri
protagonisti. Effettivamente, guardando alla validità delle proposte
e non inventandosi gerarchie di rappresentatività frutto di
fantasia e di strumentalità. Badando alla soluzione concreta dei
problemi. Non ci servono più né Ministri né studiosi che
continuino a passare alla Storia solo per i danni fatti a lavoratori
e pensionati.
Intendiamoci: non è che da
Confindustria (che sa solo proporre incentivi, cioè soldi alle
imprese, le sue in particolare) e CGIL (che gira e rigira ripropone
solo l'assunzione di nuovi dipendenti pubblici anche se si guarda
bene dal chiamarli così) vengano indicazioni più valide. Viene da
dire: se il vostro livello propositivo è questo, meglio che stiate a
case e non facciate patti o accordi sulla nostra schiena.
Certo è che anche la classe sindacale
comincia a dare segni di usura e che forse è arrivato il momento di
rottamare. Non a caso abbiamo (solo noi) segnalato che già il mondo
sindacale ha il suo Porcellum: la rappresentatività così come
individuata nell'accordo Confindustria-Sindacati del giugno 2011.
Speriamo rimanga solo uno dei tanti protocolli sindacali caduti nel
vuoto (delle nostre tasche...) . In conclusione, noi che da tempo
critichiamo il mondo accademico per essersi reso corresponsabile
delle nefandezze dei politici, non possiamo non sottolineare
positivamente, per una volta, un passaggio, che condividiamo in toto
(potete andare a rileggervi precedenti nostri articoli) , di un
recente intervento del Prof. Michele Tiraboschi sul tema della
contrapposizione tra contratto a tempo determinato e indeterminato
che da tempo toglie il sonno a leader politici e sindacali senza che
riescano a venire a capo di nulla di concreto. Dice il Prof.
Tiraboschi: “il dibattito sui contratti stabili e precari dimostra
il ritardo culturale del nostro Paese nell'interpretare e costruire
il futuro di un'economia e di una società. Il tema vero è il
superamento della contrapposizione tra lavoro autonomo e lavoro
subordinato per costruire uno Statuto di tutti i lavori. Il futuro
del lavoro non si gioca più sulle forme contrattuali quanto su
autonomia e creatività del lavoro, l'assunzione di rischio e spirito
imprenditoriale anche nei lavoratori e, infine ma non ultimo, le
competenze. Il mercato del lavoro è fatto con i contratti ma questi
creano valore solo se sono veicolo di competenze professionali e base
per lo sviluppo di logiche virtuose di produttività tanto a favore
delle imprese che dei lavoratori”.
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