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ALASU-AGL E' COMPARTO DI AGL (AGL , Alleanza Generale del Lavoro (confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it )

domenica 24 febbraio 2013

ROTTAMAZIONE ANCHE NEI SINDACATI?

E' apprezzabile che anche in una fase così critica per il mantenimento del buon senso, come può essere quella degli ultimi giorni di campagna elettorale, si sia impertubabilmente riusciti a continuare il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro. Tutti hanno la loro ipotetica soluzione a valere per il periodo che, a loro dire, ci separa dalla fine della crisi e dalla ripresa, alla faccia di chi pensava finalmente arrivata la fine del capitalismo. Quando si dice avere la capacità di guardare nel medio-lungo... E' lecito però porsi un dilemma, affrontato, per altri versi, di recente, nel dibattito pre elettorale interno ai due maggiori schieramenti politici: quello della necessità di una rottamazione della vecchia classe politica, non solo di governo ma anche interna ai partiti. Ci si domandava: ma come possono essere credibili le proposte di chi da decenni ha avuto la possibilità di tradurle in realtà e non l'ha fatto?
Stesso tipo di interrogativo verrebbe da porsi con riferimento agli attuali leader sindacali datoriali e dei lavoratori. Ossia: ma questa gente finora cosa ha fatto? Imprese e lavoratori fanno bene ad affidarsi a loro? Si potrebbe rispondere che alcuni di loro sono di recente nomina. Forse sì ma, guardando le loro carriere, sono stati sempre in seconda fila , subito alle spalle dei rispettivi leader del passato e, comunque, è risaputo che a livello sindacale le responsabilità sono più condivise poiché le carriere durano più a lungo, a differenza degli staff dei segretari politici che ne seguono la sorte, spesso, in relazione agli insuccessi elettorali.
Comune a entrambi i mondi, politico e sindacale, è la mistificazione nella lettura delle fonti. Come prevedevamo pochi giorni fa, le raccomandazioni dell'OCSE sono state lette all'italiana: ognuno un po' come gli pare. La povera Fornero, in particolare, non avrà pace per anni: infatti il suo nome verrà associato all'omonima riforma di cui sicura è la madre (la professoressa Elsa, appunto) ma di cui tutti disconoscono di essere il padre. Speriamo che i verbali delle votazioni della riforma non facciano la fine dei tracciati radar di Ustica...Partendo da tale lettura tutti i protagonisti del dibattito hanno ritenuto di dire la loro. Le posizioni più preoccupanti sono di coloro che non partecipando alle elezioni ritroveremo anche dopo. Il segretario della CISL per esempio. Anche lui dice qualcosa che coincide con le nostre posizioni: basta leggi sul lavoro, le riforme per dare un impiego a chi non ce l'ha le concordino le parti sociali e se necessaria una legge sia essa solo recepimento di accordi presi. E' vero, siamo d'accordo sul principio. E' dagli anni settanta che si dice che le riforme dovrebbero essere progettate ascoltando gli interessati, con un ampio consenso e non imposte dall'alto da chi non sa nulla della realtà in cui va a mettere le mani. Ed è altrettanto vero che anche noi siamo per un sindacato vecchia maniera che ottenga nuovi equilibri economico-sociali e normativi attraverso gli accordi ma, se necessario (al contrario della CISL) anche con le lotte e gli scontri sociali (non violenti, per carità) Però... il secondo sindacato italiano non dice “basta leggi” ma “basta NUOVE leggi”. Ossia, e non è una sottigliezza da poco, per la CISL la Legge Biagi e la Legge Fornero non vanno toccate. Come già eravamo abituati nel pubblico impiego, la CISL mostra di condividere non un modello di libera ma di falsa contrattazione. Irregimentata in leggi mal concepite, condizionata da erogazione di risorse in cui è lo Stato ad aprire e chiudere il rubinetto (e qui è meglio per tutti essere conservatori poiché quelle poche volte che il rubinetto è stato affidato ai sindacati sono spariti il rubinetto, il tubo, il lavandino e la cisterna...). In poche parole: subordinata e complice del governo di turno.Vuol dire quindi che si condivide ad esempio “quel” l'articolo 18, quella riforma delle pensioni, quella moltiplicazione dei tipi contrattuali, quella selvaggia negazione dei diritti democratici dei lavoratori, quella visione strumentale (tra l'altro malriuscita) del rito processuale, per cui se il lavoratore deve essere licenziato la giustizia è più veloce di quando lo stesso deve rivendicare differenze retributive, demansionamento o lavoro in nero.E' netta poi la sensazione che tutti questi personaggi parlino in maniera ingannevole del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Come se volessero nasconderci la scomoda verità che anch'essi conoscono: che il lavoro a tempo indeterminato morirà con l'ultimo degli attuali statali che andrà in pensione. Lo ripetiamo, anche per svegliare tanti lavoratori dal mondo dei sogni: cerchiamo di lottare per un lavoro dignitoso e ben retribuito, non guardiamo a un modello che di fatto (indipendentemente che noi lo si dica o no) è destinato a sparire con gli ultimi uffici pubblici vecchio tipo e con le ultime fabbriche di una volta. Occorre che il lavoratore abbia occasioni continue, possibilità di fare carriera e che sia sicuro di avere un reddito anche nelle fasi di sospensione dell'occupazione. Occorre aumentare gli stipendi, garantire i diritti sul lavoro, garantire a tutti (fino a quando non torneremo a essere un paese civile sul lavoro e nelle relazioni sindacali) lo stesso articolo 18 vecchio tipo e l'agibilità sindacale a tutte le sigle. E poi spirito pratico: se la somministrazione, nonostante quanto apparisse all'inizio, si è rivelata un accettabile strumento per far lavorare più persone possibili nella legalità e nel rispetto dei contratti, ben venga un incoraggiamento della stessa. Se l'apprendistato(di tipo nuovo) non cammina alla velocità voluta è perchè probabilmente il progetto era irrealistico, ad esempio lontano dal modello tedesco, che invece funziona .Inutile quindi sbandierarne una efficacia indimostrata e peggio ancora continuare a illudere, con false promesse di stabilizzazione (chi paga? Né lo Stato né le aziende sembrano disponibili, quindi non prendeteci in giro) chi come cocopro e partite iva è tra le maggiori vittime della legge Biagi e soprattutto, degli errori (nel modulare gli incentivi) della Legge Fornero.I politici che si occuperanno di questo argomento, dopo le elezioni, agiscano in maniera semplice e sensata: ascoltino le imprese (non solo Confindustria) , i sindacati (non solo Triplice e UGL) e i consulenti del lavoro così come le agenzie e gli altri protagonisti. Effettivamente, guardando alla validità delle proposte e non inventandosi gerarchie di rappresentatività frutto di fantasia e di strumentalità. Badando alla soluzione concreta dei problemi. Non ci servono più né Ministri né studiosi che continuino a passare alla Storia solo per i danni fatti a lavoratori e pensionati.
Intendiamoci: non è che da Confindustria (che sa solo proporre incentivi, cioè soldi alle imprese, le sue in particolare) e CGIL (che gira e rigira ripropone solo l'assunzione di nuovi dipendenti pubblici anche se si guarda bene dal chiamarli così) vengano indicazioni più valide. Viene da dire: se il vostro livello propositivo è questo, meglio che stiate a case e non facciate patti o accordi sulla nostra schiena.
Certo è che anche la classe sindacale comincia a dare segni di usura e che forse è arrivato il momento di rottamare. Non a caso abbiamo (solo noi) segnalato che già il mondo sindacale ha il suo Porcellum: la rappresentatività così come individuata nell'accordo Confindustria-Sindacati del giugno 2011. Speriamo rimanga solo uno dei tanti protocolli sindacali caduti nel vuoto (delle nostre tasche...) . In conclusione, noi che da tempo critichiamo il mondo accademico per essersi reso corresponsabile delle nefandezze dei politici, non possiamo non sottolineare positivamente, per una volta, un passaggio, che condividiamo in toto (potete andare a rileggervi precedenti nostri articoli) , di un recente intervento del Prof. Michele Tiraboschi sul tema della contrapposizione tra contratto a tempo determinato e indeterminato che da tempo toglie il sonno a leader politici e sindacali senza che riescano a venire a capo di nulla di concreto. Dice il Prof. Tiraboschi: “il dibattito sui contratti stabili e precari dimostra il ritardo culturale del nostro Paese nell'interpretare e costruire il futuro di un'economia e di una società. Il tema vero è il superamento della contrapposizione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato per costruire uno Statuto di tutti i lavori. Il futuro del lavoro non si gioca più sulle forme contrattuali quanto su autonomia e creatività del lavoro, l'assunzione di rischio e spirito imprenditoriale anche nei lavoratori e, infine ma non ultimo, le competenze. Il mercato del lavoro è fatto con i contratti ma questi creano valore solo se sono veicolo di competenze professionali e base per lo sviluppo di logiche virtuose di produttività tanto a favore delle imprese che dei lavoratori”.

domenica 17 febbraio 2013

LAVORO: PARTITA DAL PORTO FORNERO, UNA ZATTERA ALLA DERIVA NELLA NOTTE GALLEGGIA SULLA PALUDE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. I TRE MAGGIORI SCHIERAMENTI DISCORDI SUL DOPO ELEZIONI.

E' di pochi giorni fa l'ultimo richiamo dell'OCSE che come al solito, all'italiana, verrà letto dagli interessati, in più maniere tra loro contraddittorie. Dice l'OCSE che più che il posto, va protetto il reddito del lavoratore. Ma i soldi per farlo, in Italia, ci saranno?Le leggi, infatti, come noto, non producono di per sé nuove risorse.Anzi, per raggiungere l'obbiettivo spesso ne richiedono di nuove. Sempre OCSE sostiene che ciò influirebbe sulla migliore dislocazione della forza lavoro. Ma già qui emerge una divergenza di impostazione tra una Europa liberista, che ipotizza un processo di causa -effetto spontaneo e una visione italiana statalista e dirigista che unanimemente ritiene che questi processi vadano guidati da politiche attive del lavoro (per la verità solo nell'ultimissima comunicazione l'OCSE ne fa cenno, senza troppa convinzione) , mai realmente fatte in decenni nonostante le decine di migliaia di dipendenti pubblici impegnati nelle relative amministrazioni di cui non si vuole ammettere , per motivi clientelari, l'inutilità. Sarà dura realizzare la flessibilità in entrata e uscita richiesta dall'OCSE quando la mentalità prevalente è quella che l'una e l'altra parte , nelle due fasi, debbano essere più brave a fregare la controparte che a rispettare regole di correttezza e civiltà. Tutto un altro mondo, quindi. In ogni caso in Italia, prima del 2017 un sistema universale di protezione sociale per chi perde il lavoro non sarà realizzabile e quindi su questo, per il momento, a meno che non siano scoperti pozzi di petrolio in Via Flavia, è meglio mettersi l'anima in pace e proseguire coi vecchi ammortizzatori. Già il Fondo Monetario Internazionale aveva cominciato a snocciolare questo libro dei sogni: riforma della giustizia, riforma tributaria, riforma della scuola e dell'università, no ai condoni, ridurre il cuneo fiscale,liberalizzazioni, privatizzazioni, ecc. Con un po' di ritardo forse: qualcuno dovrebbe spiegare all'OCSE che in Italia le tasse universitarie è inutile aumentarle ancora visto che ormai gli studenti stanno abbandonando le facoltà sia per i già alti costi sia per l'inutilità della laurea nell'attuale mercato del lavoro. E con troppa prudenza, visto che lascia la porta aperta e quindi ammette una modulazione temporale degli interventi in tutti i settori di cui si propone la riforma compatibilmente con le esigenze di bilancio. Quindi se ne parlerà tra anni. Per cui: parole al vento. Nel frattempo la riforma Fornero si delinea (lo dicono gli imprenditori e non stranamente quei partiti che dicono di voler rappresentare il lavoro dipendente, il più colpito dal capolavoro della professoressa torinese) come un disastro epocale. . Ha aggravato i costi nell'utilizzo di apprendistato e lavoro a termine, ha concorso alla perdita di ulteriori 320 mila posti di lavoro e a un tasso di disoccupazione, specie giovanile, che da tempo non si riscontrava. Le aziende fanno sempre meno contratti, soffocate da burocrazia asfissiante e oneri inutili. Il contratto di apprendistato è affondato per l'aumento della contribuzione, per il vincolo di stabilizzazione e, per la verità, anche per i ritardi delle Regioni. Analoghe disavventure per il contratto a tempo determinato, grazie all'aumento della contribuzione, non riequilibrato dal premio di stabilizzazione e dalla possibilità di omettere il “causalone”.La reputazione delle collaborazioni e delle partite IVA era da tempo segnata (per la intrinseca pericolosità) da parte delle aziende, il contratto di inserimento è stato abrogato,le agevolazioni alle assunzioni femminili sono al palo per la solita non immediata attuabilità delle leggi italiane (da definire ancora territori e tipi di impiego). Poiché è aumentato il contributo per l'ASPI è diventato più costoso licenziare quindi si preferisce addirittura non assumere. Nè tanto meno le aziende sono propense a versare i contributi relativi ai fondi di solidarietà bilaterale e residuale.
Un capolavoro quindi cui oltre alla Fornero ha sicuramente concorso l'elite amministrativa del Ministero del Lavoro che ha fornito la propria preziosa consulenza tecnica a supporto del Ministro. Anche l'Italia pertanto possiede le sue armi di distruzione di massa. Come rimediare? Qui la confusione rischia di accentuarsi. Il PD è per una modifica della riforma, il PDL per abolirla, Monti (cioè Ichino) per sperimentare nuove soluzioni. Molto dipenderà da chi ricoprirà il posto di Ministro del Lavoro e dalle spinte che verranno, su un tema tanto sensibile, dalla sinistra estrema, dalla lega, dai grillini e, ovviamente, dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Dalla lettura delle varie posizioni in campo alcune osservazioni sono d'obbligo.
Il PD appare eccessivamente attardato in una visione ingegneristica del diritto del lavoro. L'impressione è che abbia difficoltà ad elaborare un modello coerente e compiuto e, probabilmente, sia intenzionato in futuro ad appaltare alla CGIL e alla Camusso , volta a volta, l'elaborazione di proposte da far proprie come governo in cambio di una pace sociale (e qui non sembra lecito attendersi uno scavalcamento da parte di CISL, UIL e UGL). Da un punto di vista tecnico è prevedibile che si ripropongano gli stessi errori compiuti quando si riformò la materia del lavoro pubblico. Un groviglio di circolari, decreti attuativi, protocolli di intesa che rischia di far diventare il diritto del lavoro italiano ancor più giungla di come lo sia attualmente. Unico sollievo: forse per un bel po' di tempo ci verrà risparmiata l'inutile polemica sull'articolo 18 (forse l'argomento che alle aziende interessa di meno, in quanto non a tutti è noto che le aziende non vogliono licenziare ma crescere, produrre e assumere alle condizioni più favorevoli possibili). Il PD non si occuperà di pensioni (non smetterà mai di ringraziare la Fornero per averci lavorato sopra sporcandosi fino al collo) se non per sanare la vicenda esodati effettivamente imbarazzante per l'elettorato di riferimento L'art. 8 di Sacconi per il PD è come l'alieno di Roswell di cui si debba fare l'autopsia: ancora non ha capito da dove cominciare,se la contrattazione aziendale è un rischio o un opportunità: poco male: saranno gatte da pelare per la CGIL....
L'uomo di punta per la Lista Monti è Ichino, uscito sconfitto anche lui dalle primarie del PD. Ovvio che per questo motivo e per la sua scelta di cambiare schieramento, nonché per una vecchia ruggine tra lui e l'Amministrazione del Lavoro, sarà difficile che la sua proposta possa essere influente, quanto meno nella prima parte della legislatura. Il professore è divenuto molto più prudente (il tritacarne in cui si è ficcata la Fornero ha spaventato molti studiosi) e pone l'accento sull'aspetto sperimentale della propria proposta perchè neppure lui sa se possa davvero funzionare nel caos del mondo del lavoro in Italia. Diversi sono i punti deboli della proposta. In sintesi:le imprese sono stanche di esperimenti: vogliono lavorare e in sicurezza, altrimenti vanno all'estero. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato (illusorio) rischia più di essere un dogma che una realtà. Forse è bene che si elaborino modelli alternativi in cui tutti, senza privilegi, possano cambiare lavoro nella vita in piena sicurezza. Il precariato non è sgradevole tanto per la durata determinata ma per essere sfruttamento sottopagato e ricattato. Più che la durata, qui il tema è la dignità delle condizioni di lavoro e la sufficienza della retribuzione. Quindi secondo noi, anche da parte di Ichino c'è un evidente ritardo interpretativo. Di ridurre il cuneo fiscale Ichino sa meglio di noi che non è aria, almeno finchè i costi della PA saranno a questi livelli. Ichino poi dovrebbe sapere che l'Outplacement in Italia il soggetto pubblico non sa farlo e quindi non sarebbe gratuito. E delude quando scomunica l'art. 8 di Sacconi in nome del totem CCNL. Ci saremmo aspettati un po' più di coraggio nel valorizzare la contrattazione aziendale, l'unica che può sparigliare il pluridecennale immobilismo dell'assetto sindacale italiano.
Quanto al PDL pesa su questo schieramento l'eredità della gestione Sacconi cui non si può non pensare in relazione alla credibilità delle intenzioni di modificare realmente, questa volta, il mercato del lavoro. Certo, non si può negare che la scelta sia chiara (abolire la riforma Fornero e tornare alla Legge Biagi) e che il quadro ideologico sia coerente. Il punto debole è nella dimostrata incapacità, in questi anni, di quella parte, di saper unire e non dividere il mondo del lavoro su una prospettiva condivisa. E in Italia la riforma del Lavoro o la si fa tutti assieme o non la si fa. Anche in questo caso, come per Ichino, il contrasto tra tempo indeterminato e precariato è posto in maniera non corretta e fuorviante, in maniera cioè poco moderna. Ovviamente la validità dell'art. 8 di Sacconi è ribadita ma ci sarebbe più piaciuta una netta presa di distanze da visioni dello stesso penalizzanti per le condizioni dei lavoratori. Bene abbattere il totem del CCNL ma per migliorare le condizioni di imprese e lavoratori , non per peggiorarle perchè non è così che l'economia cresce. Quanto al tema della liberazione del lavoro dai vincoli fiscali e burocratici, lo stesso è convincente come sempre ma in realtà è rimasto in questi anni una mera utopia nonostante le responsabilità di governo ricoperte.
In conclusione auguriamo a tutte le forze politiche, dopo le elezioni, di riuscire a realizzare qualcosa di buono e costruttivo per tutti i lavoratori italiani. Ne sentiamo veramente il bisogno.

martedì 8 gennaio 2013

ECCO PERCHE' MCDONALD'S AVREBBE SBAGLIATO AD ASSUMERE...

""""""""""(...)Il punto – spiega il sindacalista - è capire se, proprio in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, si debba o meno ricostruire una strategia occupazionale e di sviluppo in grado di superare la condizione di non-autosufficienza economica alla quale sono costretti tanti giovani, che già hanno concluso gli studi e che, laurea alla mano, non hanno mai rifiutato condizioni mortificanti nel settore distributivo, pur di lavorare (...)"""""""""

(da una dichiarazione del segretario del maggiore sindacato italiano nel settore dei pubblici esercizi)

venerdì 21 dicembre 2012

tirocini formativi: per la Corte Costituzionale è illegittima la regolamentazione statale della durata e dei requisiti

"""""""""SENTENZA N. 287
ANNO 2012
LA CORTE COSTITUZIONALE
(...)
nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 11 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, promossi con autonomi ricorsi dalle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria e dalla Regione autonoma Sardegna, (...)
2.— La presente decisione ha ad oggetto unicamente l’impugnazione dell’art. 11 del citato decreto-legge, il cui contenuto è il seguente: «1. I tirocini formativi e di orientamento possono essere promossi unicamente da soggetti in possesso degli specifici requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione di idonee garanzie all’espletamento delle iniziative medesime. Fatta eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di
detenzione, i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio. 2. In assenza di specifiche regolamentazioni regionali trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni di cui al comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196 e il relativo regolamento di attuazione».
3.— Le Regioni Emilia-Romagna, Liguria ed Umbria, in termini analoghi, lamentano che le disposizioni impugnate violino l’art. 117, quarto comma, Cost., in quanto, disciplinando i tirocini formativi e di orientamento non curriculari, dettano una normativa che rientra nella materia di competenza regionale residuale inerente la «istruzione e formazione professionale».
(...)
3.— I ricorsi sono fondati. La giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che, dopo la riforma costituzionale del 2001, la competenza esclusiva delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale «riguarda la istruzione e la formazione professionale pubbliche che possono essere impartite sia negli istituti scolastici a ciò destinati, sia mediante strutture proprie che le singole Regioni possano approntare in relazione alle peculiarità delle realtà locali, sia in organismi privati con i quali vengano stipulati accordi» (sentenza n. 50 del 2005). Viceversa, la disciplina della formazione interna – ossia quella formazione che i datori di lavoro offrono in ambito aziendale ai propri dipendenti – di per sé non rientra nella menzionata materia, né in altre di competenza regionale; essa, essendo intimamente connessa con il sinallagma contrattuale, attiene all’ordinamento civile, sicché spetta allo Stato stabilire la relativa normativa (sentenza n. 24 del 2007).
La giurisprudenza successiva ha avuto modo di precisare, peraltro, che i due titoli di competenza non sempre appaiono «allo stato puro» (così la sentenza n. 176 del 2010 in relazione al regime dell’apprendistato), ed ha chiarito che il nucleo «di tale competenza, che in linea di principio non può venire sottratto al legislatore regionale (…) – al di fuori del sistema scolastico secondario superiore, universitario e post-universitario – cade sull’addestramento teorico e pratico offerto o prescritto obbligatoriamente (sentenza n. 372 del 1989) al lavoratore o comunque a chi aspiri al lavoro: in tal modo, la sfera di attribuzione legislativa regionale di carattere residuale viene a distinguersi sia dalla competenza concorrente in materia di istruzione (sentenza n. 309 del 2010), sia
da quella, anch’essa ripartita, in materia di professioni (art. 117, terzo comma, Cost.), nel quadro della esclusiva potestà statale di dettare le norme generali sull’istruzione (art. 117, secondo comma, lettera n, Cost.)» (così la sentenza n. 108 del 2012).
Il titolo di competenza residuale ora richiamato si applica anche alla Regione Sardegna, in virtù della clausola di maggior favore di cui al citato art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001.
4.— Ora, alla luce del menzionato, costante orientamento di questa Corte, appare evidente che il censurato art. 11 si pone in contrasto con l’art. 117, quarto comma, Cost., poiché va ad invadere un territorio di competenza normativa residuale delle Regioni.
Il comma 1 della disposizione, infatti, interviene a stabilire i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti che promuovono i tirocini formativi e di orientamento. La seconda parte del medesimo comma, poi, dispone che, fatta eccezione per una serie di categorie ivi indicate, i tirocini formativi e di orientamento non curricolari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere rivolti solo ad una determinata platea di beneficiari. In questo modo, però, la legge statale – pur rinviando, nella citata prima parte del comma 1, ai requisiti «preventivamente determinati dalle normative regionali» – interviene comunque in via diretta in una materia che non ha nulla a che vedere con la formazione aziendale.
D’altra parte, che la normativa in esame costituisca un’indebita invasione dello Stato in una materia di competenza residuale delle Regioni è confermato dal comma 2 del censurato art. 11, il quale stabilisce la diretta applicazione – in caso di inerzia delle Regioni – di una normativa statale, ossia l’art. 18 della legge n. 196 del 1997 – peraltro risalente ad un momento storico antecedente l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001 – che prevede l’adozione di una disciplina volta a «realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, attraverso iniziative di tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l’obbligo scolastico».
(...)
è principio consolidato che il titolo di competenza costituito dai livelli essenziali delle prestazioni – che non individua una materia in senso stretto, quanto, invece, una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie (sentenza n. 322 del 2009) – «non può essere invocato se non in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa statale definisca il livello essenziale di erogazione (sentenze n. 383 e n. 285 del 2005), mediante la determinazione dei relativi standard strutturali e qualitativi, da garantire agli aventi diritto su tutto il territorio nazionale in quanto concernenti il soddisfacimento di diritti civili e sociali tutelati dalla Costituzione stessa» (sentenza n. 232 del 2011).
È evidente, invece, che nel caso in esame si è fuori da simile previsione, e ciò a prescindere da ogni valutazione in merito alle finalità perseguite con l’intervento normativo statale.
6.— L’art. 11 del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, pertanto, deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art. 117, quarto comma, della Costituzione
(...)
11 dicembre 2012.
F.to:
Alfonso QUARANTA, Presidente
Sergio MATTARELLA, Redattore
Gabriella MELATTI, Cancelliere
(...)"""""""""

mercoledì 19 dicembre 2012

“ASPI” , “MINI-ASPI 2012” e “MINI-ASPI” : LE ULTERIORI ISTRUZIONI DELL'INPS SULLA NUOVA “DISOCCUPAZIONE”

L'INPS fornisce alcuni chiarimenti in merito all'Indennità di disoccupazione "mini-ASpI 2012":


L'INPS ritiene che l'ipotesi della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo conclusa in sede conciliativa con una risoluzione consensuale configuri un'ipotesi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro, dando così titolo all’accesso alla tutela del reddito corrispondente:
http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fMessaggi%2fMessaggio%20numero%2020830%20del%2018-12-2012.htm
L'INPS fornisce le istruzioni circa le nuove discipline, previste dall'articolo 2 della Legge n. 92/2012 (Riforma del Mercato del Lavoro), conosciute come: Indennità di disoccupazione ASpI e mini–ASpI:
http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%20142%20del%2018-12-2012.htm

martedì 18 dicembre 2012

PRECARI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IL SALVATAGGIO

DA IL MESSAGGERO DEL 17.12.2012

Precari, ecco chi si salverà nel pubblico impiego

La proroga dei contratti a luglio riguarderà soprattutto gli enti locali e il servizio sanitario nazionale. Parte la trattativa tra i sindacati e l’Aran per definire durata, intervalli e deroghe per il lavoro flessibile

LA MAPPA

ROMA Lavorano per Regioni e Comuni e per il Servizio sanitario nazionale. Sono soprattutto loro i precari della pubblica amministrazione che possono trovare una temporanea salvezza nella proroga dei contratti triennali al 31 luglio 2013. La modifica è stata presentata dal governo al Senato e inserita nella legge di stabilità. La mappa di chi entra e chi esce ha bisogno ancora di una serie di passaggi per chiarirsi definitivamente. Il primo, è l’accordo quadro che i sindacati sono chiamati a concludere con l’Aran per definire le regole relative ai contratti a tempo determinato sia per quanto riguarda la loro durata (massimo 36 mesi, ma è prevista la deroga nel caso di contrattazione collettiva), sia per l’intervallo tra un contratto e l’altro, che per definire i casi di proroghe e rinnovi. Con ogni probabilità tutto ciò avverrà a gennaio nonostante l’intenzione del ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi fosse di stringere i tempi e di arrivarci entro fine 2012. Non è stato possibile e anche questa è una delle ragioni della proroga che riguarderà i contratti triennali in essere al 30 novembre e che scadranno a breve per essere prorogati fino, al massimo, alla fine di luglio.
La proroga non sarà automatica. E questa è una delle ragioni che renderanno la norma meno ampia di quanto si fosse pensato. Intanto non ci rientrano i 130.000 precari della scuola (per il comparto valgono regole diverse), oltre la metà dell’esercito dei 250.000 contratti a termine utilizzati nella pubblica amministrazione. Riguarderà solo marginalmente l’amministrazione centrale poiché sono pochi, appena 14.893 (quasi 6 mila nella Ricerca e Università), i precari utilizzati nei ministeri ed enti. Si concentrerà invece soprattutto nell’oceano dei 100.052 precari utilizzati dagli enti locali, la metà dei quali lavorano nelle Regioni a statuto ordinario (e nei relativi Comuni), un numero quasi alla pari con il gruppone del Servizio sanitario nazionale (35.194).
L’emendamento del governo prevede che i contratti possano essere prorogati, ferme restando le leggi in vigore. Quindi, rispetto dei vincoli finanziari e delle compatibilità con le piante organiche rivisitate dalla spending review. In altre parole, non potrà essere prorogato il contratto se il posto non c’è più. Lo stabiliranno, caso per caso, le singole amministrazioni. Un caso a parte è quello dei ricercatori: molti di loro non gravano sulla pubblica amministrazione, lavorano su progetti finanziati da dotazioni europee e quindi le amministrazioni possono prorogare i contratti per salvaguardare il completamento dei progetti (è il caso del rinnovo recentissimo, fino al 2016, per i precari dell’Istituto nazionale di sismologia). Restano fuori dalla proroga, infine, le altre tipologie di contratto flessibile come i co.co.co o i contratti di somministrazione.
L’altra parte dell’emendamento riguarda la stabilizzazione dei precari riservando loro una quota del 40% dei posti nei concorsi pubblici. Per usufruirne, però, bisogna innanzitutto che si facciano i concorsi; per parteciparvi occorre vantare 3 anni di esperienza di lavoro con l’amministrazione che indice il bando. Senza riserva possono accedere i cococo che hanno maturato almeno tre anni di contratti. Un decreto del presidente del consiglio stabilirà i dettagli tecnici entro il 31 gennaio.
Barbara Corrao

lunedì 17 dicembre 2012

ADDIO "Disoccupazione"! DALL'1.1.2013 ARRIVA L' "ASPI" (Assicurazione Sociale per l'Impiego)

L’articolo 2 della legge n. 92 del 28 giugno 2012 ha istituito, con decorrenza 1° gennaio 2013, l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI), con la funzione di fornire un’indennità mensile di disoccupazione ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. L’ASpI – che sostituisce la preesistente assicurazione contro la disoccupazione involontaria – si caratterizza per l’ampliamento della platea dei soggetti tutelati, per l’aumento della misura e della durata delle indennità erogabili agli aventi diritto, nonchè per un sistema di finanziamento alimentato da un contributo ordinario e da maggiorazioni contributive.
Clicca qui sotto e leggi la Circolare INPS per capire come funziona:
http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%20140%20del%2014-12-2012.htm